Nuovi prodotti

  • Picasso ceramista, ci vuole coraggio!
    Posted by
       views (1185)
       0 Comments

    Picasso ceramista, ci vuole coraggio!

    Da sempre si discute sulla differenza tra arte e artigianato. In questo breve filmato che vi proponiamo la differenza è chiarissima: l'artista non ha paura di nulla.

    Sullo sfondo si vede il lavoro artigianale che consiste nel produrre con cura e competenza tecnica alcuni vasi di forma allungata ed elegante. Picasso ne prende uno per prima cosa lo distrugge. Lo deforma e incide senza alcun timore di rovinare l'opera altrui e la ricrea completamente.

    É difficile immaginare quello che passa per la testa all'artigiano che guarda l'artista mentre distrugge il suo lavoro. Immagino che la sua benevola tolleranza dipenda dal fatto che sa di avere a che fare con un artista di fama perché se lo avessimo fatto io o voi la reazione sarebbe stata diversa!

    Diciamo pure che si vede anche una buona dose di egocentrismo e prepotenza: Picasso è concentrato in modo assoluto sul suo lavoro e quello degli altri non ha alcuna importanza.

    Così infatti ce lo racconta Marina, sua nipote, figlia di Paulo (nato da Picasso e dalla sua prima moglie, della ballerina russa Olga Chochlova: “un uomo crudele ed egocentrico, vampiresco ed egoista”. Marina fu sempre sostanzialmente rifiutata dal padre, che la tenne sempre a distanza, come suo fratello Pablito, che anche non ebbe vita facile e si suicidò.

    Non sono rari i casi come questo nella vita dei grandi artisti e delle persone di genio. Non si può "fare" l'artista come si fa un lavoro qualsiasi. Si può solo "essere" artista e questo vuol dire correre notevoli rischi sul piano dell'equilibrio psichico ed emotivo perché si tratta di entrare in contatto con le parti più profonde di noi stessi, quelle dove alberga la follia, il fondo oscuro dell'esistenza, che di solito riusciamo a tenere al loro posto per poter vivere con gli altri in modo non distruttivo.

    L'attenzione al mercato i multipli d'artista

    L'egocentrismo non impediva a Picasso di essere attento al valore di mercato del suo lavoro. Tradizionalmente la ceramica è un prodotto artigianale che si vende in base al suo valore d'uso: piatti, vasi, brocche sono oggetti che – prima di tutto – servono in casa. A questo si aggiunge un plus di valore legato alla bellezza delle decorazioni oppure al loro significato. Nelle ceramiche antiche infatti le scene dipinte o a sbalzo richiamano spesso temi legati alla mitologia o a temi religiosi, a seconda dei diversi contesti culturali. Molto raramente, e solo in tempi recenti la ceramica viene vista come un'opera d'arte a sé stante, il cui valore segue le logica, a volte imperscrutabili, del mercato dell'arte.

    "Le persone che hanno opere da milioni di dollari sulle loro pareti di casa sentono che non è fuori luogo avere una ceramica di Picasso sulla loro tavola (...) Solo perché si tratta di multipli non significa che non siano basati su un'idea originale che non siano opere d'arte. " (Peter Loughrey, fondatore del Los Angeles Modern Auctions - LAMA - https://lamodern.com/)

    A Vallarius Picasso produce molti multipli d'artista, che potevano essere venduti anche a persone non in grado di investire somme rilevanti. Sui multipli si è ragionato molto proprio per questa loro capacità di combinare l'unicità tipica del lavoro dell'artista con la facile riproducibilità di qualunque cosa, tipica delle società industriali.

    Così sono nate le serie limitate di alcune realizzazioni, che ancora oggi non hanno costi inaccessibili. Tra il 1947 e il 1971 Picasso produsse varie serie di piatti e vasi in serie comprese tra ile 25 e le 500 copie, in collaborazione con la famiglia Ramié che lo ospitava nel suo laboratorio.

    Tra tela e scultura

    C'è una evoluzione abbastanza evidente nel modo in cui Picasso si è approcciato alla ceramica. In molti casi un vaso o un piatto sono trattati come se fossero una tela e usati semplicemente per dipingerci sopra.

    Altre volte e la forma di un vaso che suggerisce il tipo di immagine che si presta ad esservi dipinta. Così la pancia di un vaso può trasformarsi in un cavallo e il collo nel suo cavaliere, oppure i manici diventano le braccia sui fianchi di una donna.

    Forse il più celebre esempio di questo approccio è grand vase aux femmes voilees (il grande vaso delle donne velate) che ha già di suo una forma che ricorda quella del corpo femminile.

     

    Questa è una realizzazione del 1950 che, pur essendo parte di una serie di 25 pezzi raggiunse l'enorme valutazione di oltre un milione di sterline nella famosa asta per la Madoura Collection a Londra nel 2012.

    Tra uso ed estetica

    “Nei miei piatti ci si può mangiare dentro” diceva Picasso con l'evidente intenzione di preservare la natura artigianale del lavoro dei ceramisti. Ma poi spesso si faceva prendere dalla libertà creativa e nascono così alcune opere che mettono in crisi le nostre sicurezze percettive, come è tipico di tutto il lavoro della sua vita. Ci sono i vasi fortemente deformati per adattarsi all'idea da realizzare. In questo tipo di opere si creano le tipiche ambiguità figura-sfondo nelle quali lo stesso oggetto appare “oscillare” tra vaso e animale costringendoci a sospendere il giudizio di realtà su quello che vediamo.

    La tarasque è un mostro della mitologia provenzale che distrusse l'intero territorio della Provenza in tempi antichi. Qui si vede come a Picasso non importasse nulla dell'iconografia tradizionale del mostro che aveva sei zampe, testa di leone guscio di tartaruga. Il mostro è un mostro come pare a lui, basta che sia mostruoso. Il lavoro artistico, oltre che coraggioso, è libero.

    Le ricadute sull'intero paese

    Oggi si parla molto delle ricadute dell'arte nella vita dei luoghi che ospitano gli artisti e loro opere. Si tratta spesso di analisi che tentano di giustificare il lavoro artistico esclusivamente in termini economici, che è come dire: se non ci facciamo i soldi dell'arte non ce ne importa niente. Spesso poi le valutazioni economiche sono approssimative e parziali, si veda il caso dei Floating Piers di Christo sul lago d'Iseo.

    Resta il fatto che la presenza prolungata di un grande artista in un piccolo paese ha avuto un notevole effetto anche sulla produzione ceramica locale: negli anno 50 a Vallarius lavoravano centinaia di ceramisti, cosa impensabile senza l'effetto-Picasso.


    Links

    Il filmato su Picasso a Vallarius dal quelle abbiamo tratto la nostra selezione è tratto da un celebre documentario girato da Luciano Emmer per la RAI nel 1954 visibile integralmente qui.

    Video della presentazione delle opere in vendita della Madura Collection, 30 mag 2012

    Breve storia del laboratorio di Vallarius

    Picasso on a plate: ceramic editions created by a modern master
    un bell'articolo di Karla Klein Llbertson, archeologa e critica d'arte (in inglese)