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  • I Bianchi e Blu di Cina per le corti europee
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    I Bianchi e Blu di Cina per le corti europee

    Sin dal loro arrivo nelle corti europee, le porcellane cinesi hanno esercitato una forte attrattiva sulle famiglie nobili occidentali. È difficile oggi immaginare il valore che potevano avere questi manufatti attorno al XIV e XV secolo. Si trattava di oggetti rarissimi, il cui trasporto comportava grandi difficoltà – tanto per la fragilità del materiale quanto per i rischi connessi al viaggio. Di conseguenza, la porcellana assunse significati quasi esoterici e non stupisce che i primi tentativi di emulazione vennero svolti da alchimisti di corte.

    Dopo il XVI secolo, tuttavia, le migliori condizioni di commercio permisero una maggiore reperibilità di pezzi cinesi e quindi una diffusione più capillare. Certo, rimanevano oggetti dal costo proibitivo che di fatto erano usati quasi esclusivamente come doni per personaggi di alto rango: in Italia i Medici furono coloro che più di altri le usarono a questo scopo, avviando degli scambi con i duchi di Sassonia che dureranno a lungo.

    Le manifatture cinesi iniziarono molto presto a lavorare a produzioni pensate espressamente per i mercati europei. Di conseguenza è possibile definire, già dal XV secolo, due tipologie di produzione distinte: quella pensate per il mercato interno e quella per il mercato esterno, modellata sulla base di preferenze specifiche degli acquirenti. In particolare, sono i cosiddetti bianchi e blu ad attirare l’attenzione europea: si tratta di una tecnica decorativa in cui sul bianco della porcellana viene posta una decorazione blu prodotta a partire dal cobalto. La prima espansione di questa tecnica avviene nel periodo Yuan (1279-1368), una dinastia mongola che, pur riservando angherie alla popolazione cinese, incoraggiò una fioritura artistica destinata ad influenzare le successive epoche. E’ in questo periodo che Marco Polo giunge in Cina, ai servizi di Qūbilāy Khān,

    La fabbricazione più fiorente di bianchi e blu, però, avviene sotto la ben più famosa dinastia Ming (1368-1644), che rovesciò la dinastia Yuan e il cui nome diventerà praticamente sinonimo di questa tecnica e definirà uno dei periodi più fiorenti della porcellana cinese. Durante l’epoca Ming, il blu caratteristico dei decori di questi oggetti viene prodotto a partire dal cobalto di importazione Persiana, che era un metallo di ottima qualità.

    Alla fine del periodo Ming e in corrispondenza della cosiddetta era di transizione (1621-1683), però, inizia l’utilizzo di cobalto locale, la cui scelta era ovviamente dettata da fattori di mercato: all’aumentare della richiesta di oggetti in territorio europeo, aumentò anche la necessità di stabilire una produzione più rapida, più efficiente e a costo contenuto. La conseguenza, purtroppo, fu un abbassamento della qualità generale della produzione.

    Il “rinascimento” dei bianchi e blu arriva all’inizio del XVIII secolo. La dinastia Kang Shi, infatti, riesce a riorganizzare la produzione e le mansioni degli artigiani, che trovano un modo virtuoso di utilizzare il cobalto locale per produrre decorazioni dallo spiccato color zaffiro, simbolo di quest’ultimo periodo. Le foto presenti in questo articolo sono tutte relative a oggetti prodotti sotto la dinastia Kang Shi.